IL PRINCIPIO DEL KAIZEN, O IL CAMBIAMENTO A PICCOLI PASSI - 6 aprile 2021

Come era stato preannunciato nell’approfondimento del 22 marzo, dedicato al libro di Yen Mai “Il Pensiero Giapponese”, ho deciso di dedicare alcuni dei miei interventi in questa sezione del Sito a elementi delle cultura e della lingua giapponese che a mio parere risuonano nelle vicende di tutti noi, indipendentemente dall’essere o meno coinvolti in un percorso di psicoterapia, e indipendentemente dalla posizione che ricopriamo in quel percorso se decidiamo di intraprenderlo. L’acutezza e la profondità della cultura del Sol Levante sono in grado di aiutarci, magari solo descrivendo in modo semplice e puntuale nostri modi di agire e di pensare.


Il concetto del Kaizen rappresenta per la cultura giapponese l’idea del cambiamento che avviene attraverso studio, imitazione e miglioramento di se stessi.

La spinta al cambiamento è molto diffusa in tutte le culture, ma al tempo stesso a noi occidentali il cambiamento fa paura, viene visto come un progetto insormontabile. E ciò avviene perché la cultura di cui siamo intrisi ci ha insegnato che i cambiamenti devono essere: a. profondi e radicali; b. immediati. Un po’ come a dire “voglio cambiare, voglio cambiare profondamente, e voglio cambiare in fretta”: un’ottima ricetta per lo scoraggiamento e il conseguente fallimento.
Secondo l’approccio Kaizen il cambiamento va concepito con tutta la sua gradualità, senza strappi e senza progetti irrealistici. Così facendo, l’idea del cambiamento arriverà a permeare la nostra giornata e la nostra quotidianità in modo naturale e costante. Un po’ come se al concetto di “cambiamento” (che implica l’idea di un processo concluso), si sostituisse il concetto di “miglioramento”, qualcosa cioè che avvenga poco alla volta ma con continuità, in uno sviluppo mai del tutto concluso.

Il principale beneficio di questo approccio è la riduzione dello stress: la persona non ha davanti obiettivi eccessivamente ambiziosi ma una ricerca di cambiamento graduale e privo di strappi. Vengono ricercati e accolti cambiamenti minimi, quasi impercettibili, accettando – il che è molto importante – anche la possibilità che si incontrino ostacoli, periodi di rallentamento, che fanno tutti parte del percorso intrapreso. Viene insomma adottata la metafora dello scalare la montagna mettendo un piede davanti all’altro, senza correre e senza fissare la vetta. Un passo alla volta ci si troverà in cima senza nemmeno avere avuto la percezione di quanto la salita fosse ripida.

Nessuno è uguale all’altro, e per questo il Kaizen è un concetto che deve declinarsi nelle caratteristiche di ciascuno. Ognuno ha il proprio ritmo, le proprie capacità e le proprie caratteristiche. Ed è per questo che è molto importante guardare a noi stessi, ponendo obiettivi realizzabili e in linea con quanto siamo in grado di fare, rispettando con questo le nostre specificità e la nostra unicità. Viene da pensare al parallelo con il percorso psicoterapeutico in cui ciascuno ricerca il proprio passo e le proprie inclinazioni nell’affrontare la vita quotidiana, le difficoltà e le sfide che essa propone, insomma il proprio specifico modo per mettere un piede davanti all’altro nel lungo e accidentato percorso della vita.