IL PRINCIPIO DEL WABI SABI, O L’ELOGIO DELL’IMPERFEZIONE - 29 marzo 2021

Come era stato preannunciato nell’approfondimento del 22 marzo, dedicato al libro di Yen Mai “Il Pensiero Giapponese”, ho deciso di dedicare alcuni dei miei interventi in questa sezione del Sito a elementi delle cultura e della lingua giapponese che a mio parere risuonano nelle vicende di tutti noi, indipendentemente dall’essere o meno coinvolti in un percorso di psicoterapia, e indipendentemente dalla posizione che ricopriamo in quel percorso se decidiamo di intraprenderlo. L’acutezza e la profondità della cultura del Sol Levante sono in grado di aiutarci, magari solo descrivendo in modo semplice e puntuale nostri modi di agire e di pensare.


Come accade in molti casi, la lingua giapponese permette di rendere con una formula sintetica (o addirittura un semplice ideogramma) concetti che nella nostra lingua, per essere descritti, richiedono molte parole.

Il concetto del wabi sabi è dato dall’unione tra la parola wabi, il cui significato attiene a una idea di austerità data dal distacco dalla vita di città e sabi, che richiama l’idea della bellezza che il trascorrere del tempo conferisce alle cose, invecchiandole.

L’unione nel concetto di wabi sabi racconta di una idea, che è quella della bellezza (e ineluttabilità) dell’imperfezione, come inevitabile destino umano. Nulla è eterno, ogni cosa è in qualche modo destinata a rimanere incompiuta e imprecisa; il wabi sabi ci aiuta a perdonare – e perdonarci – le imperfezioni del nostro agire, poiché è del tutto illusorio pretendere di avere il pieno controllo di tutto ciò che accade attorno a noi. Rassegnazione? Per nulla. È giusto insistere e impegnarsi, ma senza abbandonare l’indulgenza nei confronti nostri e degli altri. Attorno a questo sentimento ne ruotano quindi altri, per esempio il perdono, la tolleranza, l’accettazione.

Guai però a concepire il wabi sabi come un senso di pura e semplice quiete. Il desiderio e la aspirazione al miglioramento devono sempre essere presenti, uniti però alla consapevolezza dell’imperfezione. È uno stimolo ad accettare l’alternanza tra ambizione e appagamento, senza farsi dominare né dalla insoddisfazione derivante dalla prima, né dall’immobilismo derivante dal secondo. I contrattempi vanno affrontati uno alla volta partendo dai più piccoli, perdonandoci gli incidenti di percorso, non perdendo mai il desiderio di fare e progredire.