ITADAKIMASU: BONTA’ E FELICITA’ NASCONO DALLA GRATITUDINE - 30 Agosto 2021

Come era stato preannunciato nell’approfondimento del 22 marzo, dedicato al libro di Yen Mai “Il Pensiero Giapponese”, ho deciso di dedicare alcuni dei miei interventi in questa sezione del Sito a elementi delle cultura e della lingua giapponese che a mio parere risuonano nelle vicende di tutti noi, indipendentemente dall’essere o meno coinvolti in un percorso di psicoterapia, e indipendentemente dalla posizione che ricopriamo in quel percorso se decidiamo di intraprenderlo. L’acutezza e la profondità della cultura del Sol Levante sono in grado di aiutarci, magari solo descrivendo in modo semplice e puntuale nostri modi di agire e di pensare.


La cultura giapponese si fonda sull’idea che – se desidera vivere in pace con se stesso - l’uomo deve essere consapevole di appartenere a un ecosistema di cui non è padrone, ma un semplice abitante di passaggio.

Con questa idea di umiltà e riconoscenza nei confronti del mondo circostante si è sviluppata anche la cultura culinaria di questo paese. Il concetto su cui si basa è “washoku” parola che contiene il termine “wa” (armonia) e “shoku” (cibo). Esso racconta di una vera e propria concezione artistica dell’alimentazione, sia sul piano della scelta degli alimenti, sia per quanto concerne la scelta delle stoviglie, le quantità, la preparazione ecc.; in questo quadro si inserisce il concetto che esaminiamo oggi, che è per l’appunto “Itadakimasu”. Questa parola viene pronunciata prima di mangiare, ed è molto diversa dal nostro “buon appetito”, anche se talvolta viene accostata a esso. Il significato suona più o meno “con immensa gratitudine ricevo ciò che sto per mangiare”, e non vuole essere un augurio ai commensali, ma un umile atto di ringraziamento, rispetto e devozione nei confronti del cibo e di chi l’ha preparato.

L’idea alla base deriva dalla filosofia animista scintoista, secondo la quale animali e piante sono depositari di energia vitale. Il ringraziamento insito nel concetto di “Itadakimasu” deriva dalla consapevolezza che per preparare quel piatto si è sacrificata un’esistenza animata o inanimata, e qualcuno ha lavorato e faticato per preparare quel piatto.

Insomma, nel concetto di “Itadakimasu” sono racchiusi i principi cardine della spiritualità giapponese: l’essere umano mostra gratitudine e umiltà nei confronti di chi lo ciba, accettando con ciò la propria condizione di passaggio in questa vita, e riportandosi alla condizione primigenia di connessione con la Madre Terra.