MASCHERINA IN SEDUTA: DANNO O OPPORTUNITA'? - 16 ottobre 2020

La situazione pandemica che stiamo vivendo comporta l’assunzione di cautele nel corso delle sedute in presenza, a cui nessuno era abituato.
Oltre alle norme relative alla disinfezione delle mani e dei posti, al tenere le finestre aperte e al distanziamento tra i partecipanti alla seduta, sta diventando normale condurre questi incontri utilizzando la mascherina.

Per molti, colleghi o clienti, si tratta di una condizione del tutto negativa, che aumenta la difficoltà di una seduta. A parte i problemi di carattere squisitamente pratico (respirazione, appannamento degli occhiali, fastidio, caldo), interverrebbe un fattore che complica in modo rilevante la comunicazione, poiché viene a mancare l'aiuto delle espressioni facciali per esprimere i sentimenti, e diminuirebbe di conseguenza la possibilità della comunicazione non verbale.
Ovviamente sono innegabili i fastidi di cui si è scritto sopra (respirazione, caldo ecc.) e che la mascherina porta con sè, ma l’idea che ci siamo fatti noi è che su un piano tecnico e terapeutico questo dispositivo protettivo non comporti conseguenze negative, anzi.
La sfida che esso pone sul piano comunicativo può essere agevolmente indirizzata in favore del rapporto terapeutico, sotto due diversi punti di vista.
Il primo è che, venendo meno la possibilità di utilizzare l’espressività facciale, viene aumentata l’importanza della parola. Non è più possibile delegare la descrizione di uno stato d’animo o di un pensiero all’espressione del viso ma occorre verbalizzare, utilizzare delle parole. E ciò restituisce importanza centrale al codice comunicativo per eccellenza, il linguaggio verbale. Una simile sfida, soprattutto per certe persone, può essere complicata, ma è sempre redditizia.
In secondo luogo non siamo del tutto sicuri che l’espressione facciale venga completamente eliminata dalla mascherina. I movimenti delle mani o le espressioni degli occhi rimangono possibili e possono essere nuove modalità di comunicazione che possono acquisire un ruolo che con il viso libero da protezioni probabilmente non avrebbero conquistato. E in ogni caso qualsiasi cambiamento – dentro e fuori della stanza di terapia – porta sempre un’occasione con sé.