SULLA RIDUZIONE DI PENA A UN VIOLENTATORE - 21 settembre 2020

La corte di Appello di Milano ha recentemente ridotto la pena a un uomo accusato di aver picchiato e violentato la compagna, riconoscendo una attenuante nello stato di esasperazione causato dalla “condotta disinvolta” della donna. Il principio di questo ragionamento è che esiste un fatto specifico, la violenza carnale e le botte, ma il giudizio che viene dato del fatto risente di altri elementi quali il comportamento abituale della vittima.

Se però io giudico una persona sulla base di come si comporta abitualmente, attuo il medesimo meccanismo mentale di chi giudica un gruppo sociale sulla base dei comportamenti attribuiti a una parte più o meno ampia di esso. E così gli immigrati sono fannulloni, gli zingari farabutti, gli inglesi non si lavano, i francesi sono spocchiosi ecc. Divento insomma vittima di quello che si chiama pre – giudizio. E il pre – giudizio è il medesimo meccanismo mentale da cui deriva il razzismo.

Per quanto riguarda la sentenza sul violentatore, i suoi effetti saranno deleteri per tutti. Deleteri per le vittime, la cui tutela rischia di affievolirsi per motivi indipendenti dal fatto in sé. Deleteri per lo svolgimento dei processi: chi difende futuri stupratori si sentirà autorizzato a indagare la vita privata della vittima riportandoci indietro di decenni, quando in un processo per stupro era la vittima a essere la vera parte giudicata, e talvolta violentata una seconda volta con domande tendenti a poter eventualmente affermare “se l’è cercata”. Deleteri per la società, che si trova a vivere un colossale passo indietro nella tutela delle parti deboli, dovunque si trovino. E di questi tempi non ce n’era bisogno.

Nel nostro lavoro di terapeuti o di mediatori c’è una principio che ci guida, che può essere riassunto nelle geniali parole di uno psicoanalista inglese del secolo scorso, Wilfred Bion, il quale invitava a incontrare i clienti nelle sedute “senza memoria e senza desiderio”.
Senza memoria per non farci fuorviare dai nostri pregiudizi, proprio perché sono nostri, e chi abbiamo davanti non c’entra nulla.
E senza desiderio per non imporre al cliente aspettative sul futuro che coincidano con il nostro personale modo di vedere e i nostri personali valori.
Ovvio, è una prescrizione impossibile da attuare alla lettera e completamente. Si tratta più di una aspirazione, mai del tutto raggiungibile, ma alla quale tendere instancabilmente.

​La vicenda dei giudici di Milano ci insegna che i pregiudizi incalzano implacabilmente un po’ tutti.