Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

3. Jack Henry Abbott - Nel Ventre della Bestia - Casa Editrice Derive Approdi

Jack Abbott non ha avuto una vita facile: condannato per vari reati – tra i quali un omicidio - a una lunga pena detentiva, scrisse nel corso di una permanenza di quasi vent’anni in carcere questo capolavoro, che gli permise - grazie anche all’amicizia con Norman Mailer – di essere conosciuto e apprezzato come scrittore. Sei settimane dopo essere stato liberato compì un nuovo omicidio che lo riportò dietro le sbarre e dopo altri venti anni, nel 2002, al suicidio.

In questo libro, che è anche quello più conosciuto che ha scritto, egli ripercorre la propria vita di criminale e di recluso, ma soprattutto argomenta le proprie opinioni sulla società e il sistema giudiziario americano. Si tratta di un giudizio fortemente politicizzato, su posizioni radicali e anticapitaliste, per esprimere il quale Abbott cita Kant, Stendhal, Nietzche, Spinoza oltre naturalmente a Marx ed Engels.
Abbott è anche in grado di esprimere punti di vista particolarmente acuti sulla questione dei conflitti razziali, particolarmente sentita nelle carceri americane – nonché fedeli specchi della società - a partire dagli anni Settanta. Parlando della violenza praticata all’epoca dalle frange estremiste dei neri, spiega la diversa chiave di lettura che quella violenza assume se letta come fenomeno singolo uomo contro uomo (in cui mostra tutta la propria iniquità) o razza contro razza, in cui si dà invece un senso di riscossa a uno stato di iniquità.
E poi la critica al sistema carcerario americano, chiuso ottusamente in un’ottica retributiva della pena e fortemente orientato a una punizione ottusa e continua, alla delazione, alla violenza, e condannato dalle sue stesse caratteristiche a produrre criminalità anziché a fermarla: “nessuno è mai uscito migliore dal carcere….”.