Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Abraham Yehoshua - L'amante - Einaudi Tascabili

La prima lettura di questo libro risale a anni fa. Non ricordo esattamente quale fase della mia vita attraversassi, fatto sta che mi sono trovato a godere di una esperienza appassionante e inattesa (era il primo libro di Yehoshua in cui mi fossi imbattuto), al punto che mi capitava di aspettare con impazienza la sera, quando avrei potuto leggerne alcune pagine. L’ho riletto recentemente, poco dopo la morte di Yehoshua, e ho ritrovato quelle sensazioni, logicamente con un grado inferiore di sorpresa, ma anche con una maggiore capacità di cogliere la colossale capacità narrativa di questo autore.

Adam è un carrozziere di Haifa, dopo anni di lavoro è ormai un artigiano affermato, benestante; nella sua officina lavorano molti dipendenti, soprattutto arabi, e lui può permettersi di dirigere il lavoro, di presentarsi tardi e di limitarsi ai rapporti con i clienti. Vive insieme alla moglie Asya e alla figlia Dafi. Quest’ultima è nel pieno dei tormenti adolescenziali, mentre Asya è una insegnante intellettuale piena di interessi e interrogativi.

La trama si sviluppa a partire dalla scomparsa di Gabriel, ebreo proveniente da Parigi, ritornato ad Haifa per raccogliere l’eredità di una vecchia parente che sembra stia per morire. L’uomo viene accolto all’interno della famiglia e dopo poco diviene l’amante di Asya. Adam osserva, capisce e muove i propri ragionamenti e le proprie riflessioni su un terreno inaspettato, in cui non c’è spazio per il giudizio, accogliendo la nuova situazione come un’occasione per rivedere l’intera esistenza: la nascita della sua storia d’amore con Asya, il dolore mai superato per la perdita di un figlio e il rapporto con Dafi, che sta vivendo il proprio personale complicato passaggio verso l’età adulta.

Il tempo è uno degli elementi che intreccia l’intero sviluppo della vicenda. Si tratta di un tempo vissuto in modo diverso da questi tre protagonisti. Per Adam è il costante rimando tra il passato e il presente (Adam è sicuramente il personaggio che intrattiene un rapporto con il ricordo in modo più profondo e costante), per Asya il confronto con gli anni che passano e le occasioni che sono andate perdute, e per Dafi l’impazienza di capire, mentre si confronta con ciò che non è più e con ciò che non è ancora. Su tutti c’è poi il tempo dell’attesa. L’attesa che le personali indagini di Adam su Gabriel possano condurre al suo ritrovamento, mentre nello sfondo c’è il conflitto arabo israeliano del 1973, passato alla storia come guerra del Kippur.

Gabriel verrà ritrovato, troveranno spazio nella vicenda altri personaggi magistralmente delineati: l’anziana parente di Gabriel, che sopravvive al ricovero in ospedale che sembrava non dare speranze e Na’Im, un ragazzo palestinese che lavora per Adam e che si innamorerà – corrisposto - di Dafi. Un totale di sei personaggi cui l’autore lascia la narrazione in prima persona in capitoletti che si succedono permettendo non soltanto alla trama di svilupparsi, ma a ciascuno di fornire il proprio personale punto di vista sui vari accadimenti e sulla propria stessa vita. Un libro magistrale.