Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Philip Dick - Un Oscuro Scrutare - Fanucci Editore

Innanzi tutto due parole su questo autore particolarissimo: Philip Dick è uno scrittore che ha legato la propria fama soprattutto al mondo della fantascienza, anche se uno dei suoi pochi libri non di fantascienza mi accompagna da anni nei ricordi a partire dal titolo, uno dei più belli e evocativi che io ricordi (“In Terra Ostile”), sul quale prima o poi scriverò.

L’ambientazione di “Un Oscuro Scrutare” è la California sconvolta dall’uso di una droga potentissima e micidiale, denominata “Sostanza M”. Interessante come l’iniziale richiami quanto è avvenuto nella realtà, con l’irruzione delle Metamfetamine che negli ultimi anni hanno invaso proprio gli Stati Uniti e in particolare la California, sui cui effetti devastanti soprattutto in termini di dipendenza a mio parere si parla ancora poco.

Il protagonista vive una doppia vita: il tossicodipendente Bob abita insieme ai suoi amici anch’essi tossici con i quali condivide esperienze paradossali e spesso comiche. Il suo alter ego è l’agente della Narcotici Fred, che è infiltrato tra i tossicodipendenti allo scopo di combattere la diffusione della Sostanza M e si trova a spiare proprio la casa in cui vive come Bob. La segretezza del suo incarico è garantita dalla “tuta disindividuante”, che impedisce a chiunque di riconoscerlo, soprattutto i suoi colleghi.

Lo sviluppo della trama è incalzante e si basa su due filoni.

C’è il filone degli accadimenti, in cui si nota la difficile gestione da parte di Fred del proprio essere anche Bob e viceversa, in un crescendo che lascia progressivamente il mondo del grottesco per entrare in quello del dramma.

E c’è il filone della vita interiore del protagonista, che subisce gli effetti progressivamente sempre più devastanti dell’abuso della sostanza, fino alla totale follia e alla morte. Diventare tossici è abituale per gli agenti della Narcotici che si devono infiltrare tra gli utilizzatori della Sostanza M, e questo conferisce all’intera categoria cui Fred appartiene uno stigma, una sorta di condanna come merce deperibile destinata al macero.

Di questo libro ho apprezzato particolarmente il clima, la capacità dell’autore di rendere la trama con l’alternanza di registri improntati al paradossale e al drammatico, a seconda delle facce del protagonista che venivano volta a volta esplorate. E su tutto aleggia costante l’idea di Dick di scelte che avvengono al di sopra di ognuno dei protagonisti, della manipolazione cui chiunque è sottoposto quale che sia il suo ruolo, di tutore della legge o di suo nemico.