Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Alan Bennet – La Sovrana Lettrice - Adelphi

In questo racconto, narrato con il consueto stile e il consueto garbo da Alan Bennett, viene descritta una iniziazione. Si tratta della iniziazione al magico mondo della lettura e dei libri nientemeno che della Regina del Regno Unito in persona.

Giunta in contatto con il mondo dei libri per puro caso nel corso di una delle sue passeggiate con i cani nel distretto di Westminster, la Regina inizia ad appassionarsi sempre più alla lettura, e a diventare sempre più avida di conoscenza. Tutto ciò ovviamente creando scompiglio nel suo entourage di consiglieri, ministri e personale vario che – per nulla preparati a un cambiamento così repentino – faticano e ostacolano per quanto possibile la nuova passione della Regina, che fondamentalmente porta a due grandi cambiamenti:

un progressivo disinteresse nei confronti delle varie attività di rappresentanza cui il titolo la obbliga, e uno sconvolgimento dei cerimoniali previsti per quelle ricorrenze, fino all’epilogo a sorpresa alla fine del libro, del quale – opinione del tutto personale – la narrazione poteva tranquillamente fare a meno.

Alcune immagini e alcuni dialoghi sono splendidi, e descrivono in modo acuto la presa di coscienza della Regina nei confronti dell’arma di costruzione di massa che può rappresentare la lettura per un popolo. Al punto che nel corso di un dialogo con il suo assistente personale, che cerca di convincerla della similitudine che esiste tra “leggere” e “essere ragguagliati”, la protagonista ribatte in modo folgorante: “ragguagliare non è leggere, anzi è l’esatto contrario. Il ragguaglio è succinto, concreto e pertinente. La lettura è disordinata, dispersiva e sempre invitante. Il ragguaglio esaurisce la questione, la lettura la apre”.