Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Alan Bennett - La Signora nel Furgone - Adelphi

In questa storia dolce / amara Bennett racconta scandendola lungo vent’anni, la storia un po’ paradossale, un po’ comica ma dall’epilogo amaro del suo rapporto con la strana signora Shepherd (sempre se era quello il suo nome, a un certo punto l’autore comincia a nutrire dubbi al riguardo), e dello zozzo furgone in cui questa abitava nel giardino di lui.

Tante piccole vignette scandite in base alla data (“Marzo 1974”, “Febbraio 1983” ecc.), scambi di battute, comportamenti eccentrici e progetti strampalati che questa signora condivide con il suo ospite, talvolta divertito, spesso infastidito e qualche volta realmente inviperito per l’anarchica irrazionalità dei comportamenti di lei.
Eppure il rapporto prosegue e il furgone, per vent’anni, staziona all’entrata del vialetto di casa dello scrittore, costringendo chiunque voglia accedere alla casa a faticosi equilibrismi, ma nonostante gli scontri saltuari e le difficoltà costanti che la strana coinquilina crea a Bennett, noi lettori non abbiamo mai il dubbio che lui stia progettando di mandarla via, o di liberarsene. Ci penserà la natura.
Nelle ultime pagine il registro narrativo cambia, e Bennett inizia la propria mini indagine per ricostruire la vita della signora Shepherd, con latente il rammarico di non essersene mai occupato mentre lei era in vita. E a quel punto la curiosità che emerge dalle notizie che egli recupera da più fonti si unisce al rammarico di non poterla più soddisfare.