Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Irvin D. Yalom - Fissando il Sole - Beat Bestseller

Questo libro del grande psichiatra e psicoterapeuta americano è fondamentale, non soltanto per chi si occupa professionalmente di salute mentale. Il tema infatti riguarda tutti, ed è la paura della morte.
Sul piano teorico Yalom introduce una interessante riflessione. Egli infatti afferma come – nonostante in Freud la paura della morte abbia un ruolo importante – per la successiva tradizione psicoanalitica la manifestazione di tale paura non sia stata affrontata per sé, ma sempre come riflesso di altre paura dell’inconscio, l’abbandono o la castrazione soprattutto.

Per Yalom è invece va indagata la letteralità di questa paura, il suo significato primario della fine ineluttabile di ognuno di noi, poiché questo significato da solo è più che sufficiente a generare disagio.
Cruciale sotto questo punto di vista è il concetto delle cosiddette “esperienze di risveglio”, cioè quei fatti biografici che nel verificarsi ci avvicinano alla percezione della ineluttabilità della morte: una malattia, un incidente potenzialmente mortale a cui sopravviviamo, un figlio che se ne va, il pensionamento, l’incontro con un amico che non vediamo da decenni, sono tutti episodi che ci permettono di percepire la morte al di là della consapevolezza razionale, facendocela sentire nella pelle. E questo genera disagio e dolore, e naturalmente paura.
Come è possibile accettare questo evento definitivo? Il percorso suggerito da Yalom parte da un assunto importante: una buona morte segue normalmente una buona vita: occorre quindi riuscire a dare pienezza alla propria esperienza esistenziale. Un ulteriore elemento riguarda l’immagine suggestiva dei cosiddetti “cerchi nell’acqua”: un segno della propria esistenza lasciato nei confronti delle persone che ci sono state care, ma anche di tante persone magari non vicinissime a noi che però abbiamo raggiunto nel corso della nostra vita con le nostre parole e il nostro esempio influendo, magari in misura minima, sul loro modo di sentire e pensare. Un ultimo elemento risiede negli insegnamenti della scuola di Epicuro che si strutturano nelle tre argomentazioni relative a. alla mortalità dell’anima (l’anima perisce con noi), b. al nulla ultimo della morte (dove ci sono io non c’è la morte e dove c’è la morte non ci sono più io), e infine c. nel concetto della simmetria (il non essere dopo la morte è simile a quello prima della vita). Singolare, a proposito di Epicuro e dell’importanza delle sue riflessioni, come a proposito di un argomento come la morte nel XXI secolo valgano ancora le considerazioni di un filosofo del 300 a.c.
Insomma, un libro denso, di lettura agevole (non è il caso di definirla “gradevole”, visto l’argomento) e sicuramente in grado di sollecitare riflessioni su un tema costantemente soggetto a rimozione, fintantoché le vicissitudini dell’esistenza non gli permettono di presentarsi alla coscienza, con tutta la sua forza devastante.