Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Alberto Papuzzi - Portami Su Quello che Canta - Einaudi

Questo è un libro atroce, a partire dal titolo.
È la vicenda giudiziaria del processo intentato a Giorgio Coda, Psichiatra che operò negli anni Sessanta presso la Certosa di Collegno (To), applicando indiscriminatamente l’elettroshock ai ricoverati, senza distinzione tra età, sesso o condizioni cliniche. Il suo soprannome era “l’elettricista”, e per sua stessa ammissione i “trattamenti” cui furono sottoposti i pazienti che avrebbe dovuto avere in cura furono oltre cinquemila.

Tra il 3 e il 12 luglio 1974 avvenne un fatto eccezionale: un processo – di cui il libro riporta la cronaca - nei suoi confronti, nel corso del quale i “matti” divennero testimoni degni di ascolto e considerazione, in molti casi per la prima volta nella loro vita. La sentenza lo riconobbe colpevole per maltrattamenti ai propri pazienti – reato aggravato dalla condizione di medico curante che ricopriva – e lo condannò a cinque anni di reclusione, all’interdizione per lo stesso periodo dalla professione medica e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Un cavillo giuridico gli permise di non scontare un solo giorno di carcere, oltre a fargli ottenere la decadenza degli effetti accessori della sentenza. La cosa non gli portò particolare fortuna: tre anni dopo, il 2 dicembre del 1977, un commando di Prima Linea (banda armata dell’epoca collegata alle più famose Brigate Rosse) entrò nel suo studio, lo legò al termosifone e gli sparò alle gambe.
All’inizio si scriveva di come questo libro sia atroce a partire dal titolo. “Portami su quello che canta” è la frase tratta dalla deposizione di uno degli infermieri dell’ospedale psichiatrico, e riporta un ordine impartitogli da Coda, raccontando al tempo stesso la modalità con cui venivano scelte le vittime da questo medico: casualmente.