Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Cormac Mc Carthy - La Strada - Einaudi

I libri di Mc Carthy riescono a comunicare un senso di claustrofobia indipendentemente da dove siano ambientati. Questa storia si svolge in larga parte all’esterno come il titolo stesso lascia intendere, eppure l’asfissia, l’attesa ansiosa di qualcosa di terribile che potrebbe avvenire aggiungendosi a una situazione già di per sé di tremenda, non abbandona il lettore fino all’ultima pagina.

Un padre e un figlio stanno cercando faticosamente di arrivare a una situazione di minore pericolo rispetto a quella che stanno vivendo, e per fare ciò devono attraversare un’America spettrale e quasi disabitata. Il mondo è stato sconvolto da un evento catastrofico, che ha distrutto buona parte dell’umanità ma soprattutto qualsiasi tipo di contratto sociale tra le persone, e la violenza e il rischio di morte sono dietro ogni curva, ogni angolo o ogni rudere di casa. Più in piccolo, nel loro microcosmo familiare, è ugualmente venuto meno qualsiasi patto e qualsiasi tabù, con la perdita della madre che si è lasciata morire in uno stato di assoluta indifferenza verso ogni forma di amore, anche come genitore.
Il racconto è condotto magistralmente da Mc Carthy, la lettura è sgradevole quanto ipnotica, l’epilogo unisce morte e speranza: il padre non sopravvivrà alla strada, ma riuscirà ad accompagnare il figlio fin dove è possibile, fin dove esiste un barlume di sicurezza e il pericolo non è più imminente, come metafora del ruolo genitoriale che ognuno si trova a dover assolvere una volta che decide di assumerlo.
Una sfida a chi ha letto questo libro già una volta, e magari è poi diventato genitore: rileggetelo. Il sapore sgradevole rimarrà, ma si aggiungeranno retrogusti nuovi e inattesi, che nella migliore delle ipotesi sapranno di ineluttabilità e giustizia.