Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Friedrich Glauser - Il Sergente Studer - Sellerio Edizioni

La biografia del narratore aiuta sempre a comprenderne l’opera. In questo caso un po’ di più.

Friedrich Glauser è stato uno scrittore elvetico morto a poco più di 40 anni nel 1938, dopo un’esistenza travagliata, segnata dalla malattia mentale e da frequenti soggiorni presso ospedali psichiatrici. Fu anche un viaggiatore e milite della Legione Straniera, un minatore e un infermiere.

Questo senso di travaglio interiore e di messa ai margini della società si intuisce nelle vicende del Sergente della polizia cantonale Studer, sulle cui vicende incombe come premessa una grande delusione umana e professionale, che lo ha condannato a una vita in secondo piano alla periferia del suo Paese.

La contemporaneità dell’opera di Glauser con il periodo in cui Freud pubblicava le sue prime e rivoluzionarie opere sulla psicoanalisi – oltre ovviamente ai travagli biografici di questo autore – ci consegnano narrazioni in cui l’attenzione alla personalità e alle vicende umane dei protagonisti è costante. Soprattutto dei colpevoli. Ancor più di quanto avviene nell’opera di Simenon (a cui mi verrebbe istintivamente da accostare l’opera di Glauser) l’occhio dello scrittore non giudica e invita il lettore a fare altrettanto, astenendosi dalla facile dicotomia vittima / carnefice e buono / cattivo. Nella vicenda tutti i protagonisti, chi muore, chi uccide e chi investiga sono ugualmente vittime nelle vicende della vita e presto o tardi saranno da essa puniti.

C’è un termine che accompagna la lettura dei libri di Glauser, per quanto possa suonare strano, e questo termine è “gentilezza”. C’è gentilezza nei dialoghi, nello sviluppo della vicenda e nelle riflessioni del protagonista, nel suo muoversi anche fisico all’interno delle scene in cui si dipana la storia e nel suo modo di relazionarsi con gli altri personaggi durante la propria indagine. E sempre, incombente, c’è il senso di solitudine del protagonista e quell’idea di occasione persa in una vita che non sta andando come lui avrebbe voluto – forse meritato – ma al tempo stesso la consapevolezza che probabilmente per tutti è così.