Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

John Fante - A ovest di Roma - Fazi Editore

John Fante è uno dei pochi autori (mi viene in mente Simenon) la cui lettura mi evoca un sospiro di sollievo. Per una persona letterariamente parlando onnivora come me, non è raro arrivare alla fine di un libro con un qualche senso di stanchezza o comunque di sollievo. John Fante non mi fa questo effetto, e oltretutto è uno dei pochi autori che io – amante dei racconti brevi – preferisco leggere in forma di romanzo.

“A Ovest di Roma” è un libro edito da Fazi che contiene un romanzo breve e un racconto che stanno insieme alla perfezione.

“Il Mio Cane Stupido” è un romanzo ambientato nei ricchi sobborghi di Los Angeles e racconta di uno scrittore – padre – marito, esausto per i carichi di stanchezza che ognuno di questi tre ruoli comporta: l’esaurimento della vena creativa, la presenza ingombrante di 4 figli che proprio non si decidono ad andarsene, il rapporto coniugale che ne risente, e sullo sfondo la grande seduzione rappresentata dalla fuga a Roma, alla ricerca delle proprie radici italiane. In questo quadro ecco l’arrivo di Stupido, il vero protagonista della vicenda: un cane che compare una notte di pioggia da non si sa dove, e che si installa nella casa e nella vita della scomposta famiglia che decide di accoglierlo non senza conflitti talvolta divertenti e talvolta drammatici, che diventano un espediente narrativo per raccontare i rapporti e i caratteri dei vari protagonisti. La trama si sviluppa man mano che i quattro figli – per i motivi più disparati – abbandonano la casa lasciando il padre narrante da solo con la moglie e con Stupido, a ricostruire un menage sulle ceneri di ciò che è stato, con un misto di sollievo e preoccupazione del futuro.

Il racconto “L’Orgia” è completamente diverso ma come scrivevo sopra complementare. Anche qui c’è un rapporto padre / figlio, anche qui il rapporto è conflittuale, ma questa volta il punto di vista è quello del ragazzino e del suo progressivo e faticoso processo di crescita e emancipazione da un padre per certi versi adorato e dai suoi difetti, così difficili da riconoscere e ancor più da accettare.

John Fante ha una capacità straordinaria di descrivere gli stati d’animo dei personaggi. Ma per fare questo accenna appena alla loro vita interiore; la maggior parte del compito viene svolta dalle azioni e dai dialoghi. Eppure nella apparente semplicità delle sue narrazioni, il lettore vede perfettamente davanti a sé i vari protagonisti, è in grado di figurarsi i loro pensieri, i valori e le aspettative che la vicenda quasi sempre provvederà a deludere lasciando un senso di amara ironia.