Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Louise Erdrich - Il Guardiano Notturno - Feltrinelli

Premio Pulitzer per la narrativa 2021, questo libro è ambientato nelle Turtle Mountains, ai confini tra il Nord Dakota e il Canada. Come è abituale per questa autrice (della quale su questa sezione del sito trovate la recensione di un altro suo libro, il bellissimo “La Rose”), lo sviluppo della trama avviene all’interno di una riserva di nativi indiani, abitata dalla tribù dei Chippewa (o Ojibwa).

I protagonisti principali sono due. Da un lato Thomas Wazhashk, che interpreta un personaggio realmente vissuto, Patrick Gourneau, che era anche il nonno della Erdrich. Dall’altro Patrice “Pixie” Parenteau, una giovane nativa che lavora in una fabbrica all’interno della riserva e vive con la propria famiglia in una catapecchia.

Le due vicende si sviluppano e si intrecciano lungo l’intera durata del libro, permettendo ai due personaggi di interpretare due differenti aspetti della problematica dei nativi, Thomas quello “pubblico” e Patrice quello più specificamente “privato”.

Thomas è infatti uno dei rappresentanti della comunità e si trova a fare i conti con un progetto di legge federale che porterebbe di fatto all’estinzione della tribù, permettendo ai bianchi di calpestare i pochi diritti alla sopravvivenza economica che sono rimasti ai Chippewa. La difficoltà di comprendere fino in fondo le insidie che si nascondono tra le pieghe di quel progetto di legge, la necessità di coinvolgere la comunità nel suo complesso per ottenerne la mobilitazione, l’esigenza di raccogliere i fondi necessari per permettere a una delegazione della tribù di recarsi a Washington per difendere in un’audizione davanti al Congresso i diritti dei Chippewa, sono tutte le sfide che attendono Thomas, e che attraversano l’intero libro.

Dall’altra parte c’è Patrice, nei confronti della quale l’attenzione dell’autrice si indirizza maggiormente alla sfera privata. E così incontriamo le difficoltà economiche nel mantenere la propria famiglia con il suo misero stipendio, la figura del padre, un ubriacone cacciato dalla casa ma pur sempre incombente, la ricerca travagliata della sorella Vera scomparsa a Minneapolis, le prime esperienze amorose, sono le vicende che si potrebbero definire “minime” – rispetto a quelle di Thomas – che vengono narrate.

A ben vedere però la differenza è più apparente che reale. Innanzi tutto per entrambi c’è la condizione di nativi indiani, seppur declinata in modi diversi, che li porta a vivere situazioni e a operare scelte per molti versi simili. E poi si conoscono bene essendo legati da un rapporto di parentela, i vari personaggi che ruotano attorno a loro sono gli stessi, e soprattutto nella parte finale le due vicende si uniranno: Patrice infatti accompagnerà Thomas e la delegazione di indiani Chippewa a Washington per dare il proprio contributo nella audizione congressuale decisiva per la sopravvivenza della tribù.