Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Paul Auster (Parte Prima) - La notte dell'oracolo - Einaudi

Una premessa d’obbligo, per comprendere meglio quanto seguirà. Quando mi sono avvicinato a questo libro non conoscevo nulla di questo scrittore, tranne che si tratta di un autore americano e contemporaneo. Non conoscevo nulla della sua scrittura, delle tematiche che affronta, delle trame dei suoi libri, nulla di nulla.

Ora che l’ho letto ho tre considerazioni. La prima: non so se sia un problema di traduzione o se si tratti proprio delle sua scrittura, ma la sensazione che ho avuto nel leggere le prime pagine di questo libro di Auster è stata quella di trovarmi di fronte a una prosa scolastica, non particolarmente spontanea, quasi impacciata. Probabilmente è una mia fisima, fatto sta che con alcuni libri ho questa sensazione, per esempio è successo con “Il Potere del Cane” di Don Winslow. Però in questo caso la sensazione è andata dissolvendosi, man mano che la trama progrediva.

La seconda: si tratta di un libro costruito in modo eccentrico, sapiente e sicuramente non abituale. Un esempio di questa eccentricità è nella sua struttura a Matrioska: la trama si sviluppa nel racconto di un libro all’interno del quale si racconta di un altro libro. In altre parole leggiamo la storia di uno scrittore, a un certo punto questo scrittore scrive un romanzo nel quale un altro scrittore scrive a sua volta un romanzo. Il lettore si trova cioè a confrontarsi, oltre alla realtà di partenza, con due ulteriori realtà parallele, e l’effetto è interessante.

La terza: c’è una relazione costante tra il male fisico e la sofferenza interiore. Il protagonista sta ricominciando a muoversi e a vivere dopo una lunga malattia non meglio definita, che lo ha portato non distante dalla morte. Sua moglie è stata malata di un tumore anni prima. Il suo amico soffre per un dolore alla gamba dalle origini incerte ma a quanto sembra dalla diagnosi potenzialmente infausta. Insieme a queste patologie, presenti o passate, si hanno scoppi di violenza fisica di cui si rendono protagonisti un oscuro commerciante di cancelleria cinese o il figlio tossicodipendente dell’amico del protagonista. E sempre, incombente un senso di sofferenza febbricitante e di non svelato, che appartiene in tutti gli attori di questo romanzo.

La trama si sviluppa tra le incertezze dell’oggi (il nuovo libro che il protagonista stenta a scrivere, il figlio del suo amico tossicodipendente, i dubbi su un tradimento della moglie) e la pesante eredità che un passato più o meno recente ha lasciato in tutti gli attori della vicenda, ma alla fine rimane il ricordo dell’atmosfera vagamente allucinata e giocata su una dialettica tra la realtà concreta e quella interiore, due piani paralleli resi benissimo da espedienti come le trame sovrapposte di libri di cui si scriveva sopra. Il risultato è un senso di indeterminato e di curiosità, che mi ha spinto a acquistare la Trilogia di New York con la più totale e sincera incapacità di prevedere cosa ci troverò scritto.