Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Paul Auster (Parte Seconda) - Trilogia di New York - Einaudi

Come anticipato nella recensione su “La Notte dell’Oracolo” desideravo un secondo assaggio di Paul Auster, e per questo mi sono cimentato nella lettura di “Trilogia di New York”.

La lettura di questo libro non ha fatto che confermare ciò che era emerso già dal primo, e cioè che Auster è un autore del tutto anomalo, e lo è per due motivi: a) per la spigliatezza con cui tratta argomenti come il surreale, e b) per la capacità di lasciare situazioni sospese, piuttosto inusuale nella modalità americana di narrare le storie.

Sull’uso del surreale nella scrittura non c’è molto da dire: la maggior parte degli scrittori di narrativa parla di vicende non realmente accadute, ovviamente, ma comunque verosimili. Auster no, riesce a inserire sempre qualche elemento dissonante, incomprensibile, facendo entrare il lettore in un gioco di specchi in cui si perde di vista l’identità del protagonista o dell’io narrante, un piano onirico che impedisce di comprendere se i due personaggi esistano realmente (in tutto il libro c’è sempre un dialogo / scontro tra due personaggi) o se uno dei due non sia altro che il riflesso del primo.

La capacità di lasciare situazioni sospese ha a che fare con una convinzione che mi accompagna da sempre: la narrazione americana nei libri ma soprattutto nei film, non lascia nulla di indeterminato: i buoni sono buoni per tutto lo sviluppo della trama, e ugualmente stabili sono i cattivi. E soprattutto, nello sviluppo della trama non viene lasciato nulla all’indeterminato, la vicenda viene descritta e chiarita in ogni suo aspetto in modo che lo spettatore riceva un prodotto pienamente definito, non debba completarlo con la propria sensibilità e soprattutto non concluda la lettura (o la visione) con un senso di indeterminatezza. Non conto nemmeno le volte in cui – guardando un film o leggendo un libro – ho storto la bocca perché l’ultimo capitolo o gli ultimi cinque minuti di film potevano tranquillamente essere omessi. Ecco, Auster non corre questo rischio, costringe il lettore ad assumersi le proprie responsabilità di fruitore non passivo della vicenda, di costruttore della stessa, subendo – ma anche godendo – della propria responsabilità di metterci del proprio.

Le tre parti di questo romanzo riguardano altrettante attività investigative, svolte a diverso titolo da tre personaggi. Il primo è uno scrittore che si finge un investigatore, il secondo un investigatore vero e proprio e il terzo l’amico di uno scrittore scomparso che viene incaricato di ricostruirne la biografia. In tutte e tre la trame si percepisce un senso febbricitante di incertezza e di malsano. Malsano che emerge in modo clamoroso nello sviluppo delle trame. Nel primo caso lo scrittore / investigatore un po’ alla volta perderà ogni contatto con la realtà nel corso di un appostamento sempre più surreale. Nel secondo caso l’investigatore irromperà nella stanza di colui che stava pedinando scoprendo che quest’ultimo era in realtà il suo committente, e stava scrivendo la trama dello stesso racconto che stiamo leggendo. Nel terzo caso l’amico dello scrittore scomparso un po’ alla volta si inserirà nella vita del suo amico (che lui sa – unico – non essere morto) arrivando a sposarne la moglie e cercando addirittura di ucciderlo perché non torni a ostacolare la sua vita.

Mi permetto due consigli per queste letture. Il primo è quello di abbandonare la velleità di controllare la trama, lasciando al contrario che sia lei a guidarci. Il secondo è di leggere di getto, cercando di concludere rapidamente ciascuna delle tre singole parti: Auster crea atmosfere che vanno coltivate, è un peccato perderle e doverle recuperare volta per volta.