Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Philip Roth - Pastorale Americana - Einaudi Super ET

Mi hanno sempre affascinato quelle rarissime persone che riescono per ore a tenere il palco da sole non facendo annoiare chi li segue. In questo libro (premio Pulitzer 1998) accade qualcosa di simile: il protagonista assoluto è Seymour Levov, “lo Svedese”, la cui vita viene ricostruita dall’io narrante non sulla base di ricordi o racconti di prima mano, ma di congetture, fantasie, piccoli indizi, ritagli di giornale.

Manca quasi del tutto la trama, ma c’è piuttosto una sorta di monologo interiore, le riflessioni di una persona che vede progressivamente deragliare verso una rovina senza fine la vita apparentemente perfetta della propria famiglia, e dei vari nuclei famigliari che attorno a essa orbitano, quasi a simboleggiare il rabbioso declino dell’intera società americana: singolare a questo proposito come l’ultimo capitolo si svolga nella contemporaneità dello scandalo Watergate, che per gli Stati Uniti ha rappresentato a livello macrosociale una delle prove più insuperabili, almeno fino a quella drammatica che stanno vivendo ora.
È un libro per amanti della lettura, non semplice, non immediato. Non è un libro avvincente nel senso abituale del termine ma ipnotizza il lettore facendolo entrare in una esistenza drammatica e nei pensieri che l’accompagnano. Le ultime 60 pagine, l’intero ultimo capitolo, sono magistrali.