Qual è il senso di una sezione in cui si commentano libri - la maggior parte dei quali di narrativa - in un sito di Psicoterapia e Mediazione Familiare?
Apparentemente nulla. Ci si aspetterebbero commenti sulla depressione o sull'ansia, ma i libri cosa c'entrano?
La mia opinione è che i libri c'entrano eccome.
Come lettore mi aprono a mondi plurimi rispetto al ristretto orizzonte della mia vita quotidiana.
Come terapeuta mi raccontano vicende, modi di pensarle e affrontarle che tanta similitudine hanno con le storie che sento ogni giorno nel mio lavoro.
E mi permettono di imparare, pagina dopo pagina.

Romain Gary - La vita davanti a se' - Neri Pozza

Questo libro ha portato al proprio autore il prestigioso Premio Goncourt nel 1975. Un aneddoto divertente: Romain Gary questo premio lo aveva già vinto nel 1956 con il romanzo “Le Radici del Cielo”; ma il premio Goncourt può essere vinto una sola volta dallo stesso autore, e infatti nel 1975 Gary si presentò con il nome di un suo parente che svelò il segreto solo dopo la sua morte. Gli aneddoti divertenti purtroppo finiscono qui, perché questo non è un libro divertente. Riesce talvolta a far ridere – o meglio, sorridere – ma il senso di solitudine e desolazione che i suoi protagonisti comunicano non abbandona mai il lettore.

L’ambientazione de “La Vita Davanti a Sé” è il quartiere parigino di Belleville, abitato da neri, musulmani, ebrei emarginati come Madame Rosa, una ex prostituta scampata all’olocausto malata e sola, che si guadagna da vivere ospitando bambini figli delle molte puttane che abitano nel quartiere e che le versano una sorta di retta mensile per il mantenimento dei marmocchi.

Tra questi c’è il protagonista della storia, Mohammed (Momò), che la narrazione ci consegna come un personaggio apparentemente buffo, che si esprime in modo infantile e ingenuo riempiendo di paradossi i propri discorsi e i propri racconti. I suoi occhi di bambino osservano il mondo che lo circonda con un misto di sentimenti, e se non stessero concettualmente così male insieme verrebbe da accostare il disincanto e la sorpresa. Non sa chi siano i suoi genitori (anche se lo scoprirà alla fine), ha alcuni punti fermi rappresentati da personaggi sconfitti dall’età oltre che dalla vita che sembrano indicargli quello che sarà anche il suo destino. Grazie ad essi cerca di capire un mondo in cui lui e i suoi molti compagni di avventura sono stati precipitati senza colpe, mentre il suo unico punto fermo - Madame Rosa – si avvia verso l’orribile epilogo della propria vita e dello stesso romanzo.

Come emersa da un sogno c’è infine Nadine, la sola possibilità di salvezza che Momò intravvede nella sua vita, una salvezza comunque individuale, un colpo di fortuna e non una redenzione collettiva perché da certi mondi ci si salva eventualmente da soli, e mai in gruppo. In presenza di questa strana donna il bambino riesce a raccontare e a raccontarsi, e spiega con quel suo linguaggio bizzarro il potere straordinario e salvifico delle parole con cui racconta le cose brutte della sua vita: “mi sembrava che, quando le avevo sputate fuori, tutte queste cose fossero successe di meno”.